Il Cadore ed il suo villaggio ENI

Ero piccola, molto piccola quando per la prima volta ho visto la neve.

Con la famiglia ho passato le vacanze di Natale  nel villaggio Eni  di Borca di Cadore, costruito inizialmente per i suoi  dipendenti  e familiari; villaggio poco distante dalla più famosa Cortina d’Ampezzo. 

Borca di Cadore. Uno dei progetti architettonici più visionari del ‘900

Alla metà degli anni Cinquanta, Enrico Mattei presidente dell’Eni, decide di costruire un villaggio turistico sulle Dolomiti, riservato ai collaboratori del Gruppo e alle loro famiglie.
E’ il 1954 quando l’architetto Edoardo Gellner, al quale Mattei affida l’incarico del progetto, individua, nel versante a sud del Monte Antelao, il giusto sito per la costruzione del villaggio vacanze. L’ideazione del villaggio è un’operazione che, agli occhi del lungimirante imprenditore, ha soprattutto una valenza sociale.
Inoltre il villaggio dovrà essere un punto d’incontro tra la Società e il resto del mondo: un luogo di rappresentanza che esprima le idee di progresso e di modernità, proprie di Eni, in quel periodo.

La Colonia

Per comprendere le dimensioni e l’importanza del villaggio è sufficiente far parlare i numeri che lo contraddistinguono: in un comprensorio di circa 150 ettari sono perfettamente inserite nell’ambiente naturale 263 villette unifamiliari, una chiesa, un albergo con oltre 140 posti letto, un residenceuna colonia per 600 bambini, un campeggio per 200 ragazzi e luoghi di ritrovo.

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La Chiesa occupa una posizione di rilievo nel progetto del villaggio (foto sotto). È posta su un’altura al culmine di un percorso a rampe coperte con scalini in legno e granito. La Chiesa di Nostra Signora del Cadore si distingue per la sua verticalità, accentuata dalla forma a triangolo equilatero e da un campanile che, con l’alta guglia in acciaio, dona leggerezza ed equilibrio all’intera composizione diventando un segno evidente nel paesaggio.. Il luogo più importante del complesso religioso è rappresentato dal sagrato, da dove, prima che il bosco si fondesse con gli edifici, era possibile vedere l’intero villaggio. Il sagrato è pavimentato ceppi di legno annegati nel cemento: la continua assonanza e contrapposizione fra materiali naturali e artificiali sono la caratteristica predominante del progetto.

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I colori di Barcellona

Uno dei miei primi viaggi fatti fuori dall’Italia, fu proprio il tour in crociera del Mediterraneo, in cui ho fatto tappa a Barcellona, la città dei colori e del cubismo spagnolo, sede del museo espositivo in onore a Pablo Picasso.

Ricordo ancora l’aria calda che si respirava e piazze e viali gremiti di persone; in particolare attorno a una delle attrazioni maggiori della città: La Sagrada Família, ridisegnata, su progetto neo gotico, in chiave modernista dall’allora giovane architetto Antonio Gaudí e al giorni d’oggi non completata.

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Lo stupore che si prova di fronte a un’opera del genere è molta, se non per la sua vaga somiglianza a una cattedrale famosa francese, in stile gotico medievale come Notre-Dame, il divario epocale è enorme, ma l’idea iniziale per la realizzazione della Sagrada Família si ispira proprio a un modello di stile neogotico con le sue guglie imponenti e la facciata minuziosamente definita. Fu con l’arrivo di Gaudí che il progetto si rivoluzionò, ed fu proprio lui a disegnarla come la vediamo noi oggi, mantenendo le sue caratteristiche principali di una cattedrale neo gotica, ma rivisitata nelle sue forme geometriche ispirate al movimento modernista.

Proseguendo la nostra passeggiata per i viali, incontriamo uno dei più famosi e bei parchi al mondo, il Parc Güell.

Un tripudio di colori nei suoi giardini e viali alberati, che riempie gli occhi di allegria e nuove prospettive.

Anch’esso progettato dal Gaudí, per il quale, è percepibile nuovamente una lettura modernista del concetto di parco pubblico. Le mie prime sensazioni sono state certamente di stupore e meraviglia di fronte alla presenza così forte di creazioni in mosaici, riprendenti le sfumature più accese di un predominante blu, accoppiato a un giallo sole e un preziose inserzioni rosso vivo.

Inoltre, è straordinario come le forme dell’architetture del parco, compensano armoniosamente quelle della natura attorno ad esso, un gioco di contrasti e abbracci stilistici che lasciano a bocca aperta, in tutta la sua estensione di ben 17 ettari di terreno.

 

Museo di Picasso

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Non meno importante, come dalla descrizione iniziale, una delle tappe principali nel cuore della Ribera, è la sede della mostra più vasta e importante delle collezioni artistiche di Pablo Picasso, famoso artista del Cubismo spagnolo.

Sin da bambina mi era difficile comprendere a pieno le opere del maestro, abituata  a vedere nei musei di Roma o di Firenze, le forme sinuose e regolari dei dipinti e sculture classiche, lì mi trovavo di fronte a figure scomposte, dalle forme irregolari e dai colori accesi che contrastano fortemente con lo sfondo delle bianche pareti del museo.

Ora tornerei per poter apprezzare con una maturità diversa ciò di cui ho potuto avere il privilegio di visitare fin da piccola.

Ecco alcune opere di cui potrete godere della vista.

Dagli esordi di un Picasso quindicenne nel 1897, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso formativo dell’artista.

 Ciencia y caridad 

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Alla sua maturità, riproponendo una famosa opera del Velazquéz in chiave cubista, un ciclo di 58 dipinti realizzati nel suo studio nel 1957.

Las Meninas.

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La Donna nell’Arte- La mia Tesi di Laurea

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Voglio fare una piccola introduzione rispetto alla situazione « particolare » che stiamo vivendo. La mia vita come quella di altre 7 miliardi di persone è stata sconvolta dall’avvento del virus Covid19, che si è sparso tra le nostre vie e la nostra gente sopratutto negli ospedali, ai quali dobbiamo un minuto di silenzio per ringraziare tutto il personale medico che si occupa quotidianamente ora più che mai della salute di noi tutti, e per le persone che non hanno vinto la battaglia contro la malattia.

In questo unico momento storico, la vita ha cercato di continuare il suo percorso ma non ha potuto seguire la stessa via, si sono scelte modalità diverse di andamento; a volte più lento altre più freddo ma sempre con l’obiettivo di perseguire i nostri traguardi piccoli e grandi che siano. Automaticamente parte un altro « grazie » per le istituzioni scolastiche che hanno permesso a migliaia di studenti di poter seguire le lezioni più regolarmente possibile, fare interrogazioni, esami e per i più grandi discutere le loro tesi di laurea.

Eccomi, parte dell’ultima categoria citata, purtroppo e « per fortuna » a detta di molti studenti come me, ho dovuto laurearmi in modalità telematica, in video chiamata con la commissione universitaria. Parlando dal punto vista emotivo, l’emozione è rimasta più o meno la stessa di una discussione tradizionale, tolto il fatto di non poter vedere le reazioni immediate sui volti dei miei parenti e amici,  la modalità ha sicuramente raffreddato i festeggiamenti ma li ho prontamente rimandati a tempi migliori, che sono sicura arriveranno.

Con questo ultimo messaggio di speranza, vi lascio alla lettura della mia tesi discussa il 22/04/2020.

 

Come appassionata di arte, ho voluto discutere nella mia tesi, che lascio in allegato per una lettura più approfondita, la presenza della donna nel mondo dell’arte attraverso i secoli e le culture, dal punto di vista di oggetto di rappresentazione e di artista stessa.

A partire dalle ere più antiche le donne ci hanno lasciato le loro impronte, nel vero senso della parola, nelle caverne francesi e spagnole,studiate dall’archeologo Dean Snow.

Inoltre protagonista anche nelle iconiche statuette delle veneri preistoriche come simbolo di spiritualità e augurio di fertilità, rappresentata nelle sue forme sovrabbondanti, lontani dai canoni di proporzionalità greca.

Proprio dalla nascita delle prime civiltà, la società influenzerà molto il ruolo della donna, con molte differenze tra di loro, a partire dall’importanza e la potenza delle faraone o sarcerdotesse egizie alle relegate madri e matrone romane.

A seguito dell’avvento del cristianesimo la donna invece cambia la sua rappresentazione sia nel mondo artistico che letterario. Da donna angelica adorata da Dante come portatrice di elevazione spirituale alla terrena Laura, tentatrice e passionale, simbolo dei peccati terreni tipici dell’uomo.

Nel mondo dell’arte pittorica prende forme a carattere religioso,molto più stilizzate e inespressive, impresse su sfondi dorati, fuori da un contesto terreno.

Alla fine di un periodo considerato buio da più punti di vista, ha inizio un altro periodo storico chiamato Rinascimento, proprio per la scelta di riprendere i canoni di proporzionalità e armonia della cultura classica greco-romana, interpretato da ciascun artista secondo la propria idea. Dalle mitologiche e magiche figure di Botticelli alla  materna dolcezza delle figure Raffaelliane, per passare attraverso la misteriosa figura della Gioconda di Leonardo inserita in un paesaggi dai dettagli naturalistici legati alla terra di provenienza del pittore, fino ad arrivare alla forza dei corpi di Michelangelo e la sua rivoluzionaria rappresentazione della Madonna nel Tondo Doni, seduta a terra e dalle braccia scoperte e muscolose.

Arriviamo infine alla ricchezza e la sontuosità del barocco e rococò, presente nella scelta stilistica delle scultura del Bernini dalla rappresentazione dell’Estasi di Santa Teresa alla storia d’amore tra Amore e Psiche del Canova.

Come parlavo per il periodo preistorico così anche nel corso dei secoli la donna ha cercato un suo posto nel mondo, affermandosi in diversi ruoli, ma prima di tutti nel mondo dell’arte. Difatti siamo di fronte a vere e proprie artiste, autrici delle loro preziose opere, Artemisia Gentileschi di scuola caravaggesca e Rosalba Carriera, ritrattista veneziana.

Così via nei secoli successivi, la mano della donna non prende in mano solo il pennello ma anche la penna, con l’avvento della letteratura al femminile dell’Ottocento, siamo di fronte a un secolo di vere e proprie autrici letterarie; dalle sorelle Brontë, un primo approccio moderno della Austen con  la sua analisi psicologica dei personaggi alla vera e propria nascita del romanzo moderno con i flussi di coscienza degli scritti di Virginia Woolf.

La donna ieri e oggi ci racconta il suo mondo interiore, dapprima con le opere futuristiche di Dorothea Tanning o le opere moderne di Frida Khalo, e ancora con artiste contemporanee che attraverso le loro emozioni impresse su carta o su tela, non smetteranno mai di trasmetterci qualcosa di vero e profondo finché saremo aperti ad andare oltre i pregiudizi e vecchi paradigmi.

 

 

 

 

Un turismo sostenibile

Ora vorrei interrompere per un attimo il racconto dei miei viaggi e parlarvi di come viaggiare con rispetto e coscienza. Ho creato apposta per questa intenzione un video esplicativo, in cui ho raccolto diverse e interessanti informazioni riguardo un argomento che sta preoccupando molti: i cambiamenti climatici.

Ultimamente mi è capitato più volte di imbattermi in servizi del telegiornale in cui l’allarme riscaldamento globale è sempre più realtà di tutti i giorni..

Basti pensare a quest’estate così torrida, in cui abbiamo percepito temperature oltre i 40 gradi anche in zone in cui al massimo sfiorava i 35 ogni anno.

Per non parlare delle notizie riguardo lo scioglimento di enormi ghiacciai, e commemorazioni in loro onore.

Per capire veramente la gravità della situazione e per rendermi conto di cosa ci aspetterà in futuro ho fatto diverse ricerche che vi ho riassunto qui..

BUONA VISIONE!

 

 

 

IL TRENTINO CI TENTA A TAVOLA..

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Lo speck è un salume affumicato inquadrabile nel gruppo delle « carni salate ». Si tratta di un prodotto tipico altoatesino, ideato dalle popolazioni locali intorno al XIII secolo d.C per conservare la carne in assenza di strumentazioni più avanzate.

 

Strudel e la sua storia 

Chi non conosce lo Strudel, fragrante dolce ripieno di mele e uvetta ? Questo dolce ha una storia molto lunga. L’uso della pasta sfoglia sottile farcita con un ripieno dolce infatti non può che riportarci indietro nel tempo e nei luoghi, sino alle regioni asiatiche dove il consumo di dolci simili affonda le radici nei tempi lontani dei Regni Mesopotamici.  Fu però molte decine di anni dopo che i famosissimi pasticceri turchi variarono la ricetta origiale dando vita a piccoli dolcetti monoporzione arrotolati a sigaro o composti da strati sovrapposti di sfoglia imbevuti di miele o sciroppo di zucchero, la cui dolcezza esaltava il trito pinoli, noci e pistacchi. Quando l’Ungheria, nel 1699 entrò a far parte dell’Impero austriaco questi dolci di sfoglia arrotolati arrivarono in poco tempo a Vienna dove presero finalmente il nome di strudel, che significa appunto rotolo. Si deve quindi ai pasticceri austriaci la celebre ricetta dello strudel, con la sfoglia leggera tirata sottilissima e il ripieno dolce legato agli ingredienti tipici del territorio. La classica ricetta austriaca e viennese in particolare prevede un ripieno di mele, uvetta e pinoli (Apfelstrudel) ma altre versioni vedono l’aggiunta di formaggio, o l’uso di ciliegie.

 

 

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La polenta, cibo di tutte le genti venete, si presenta nel Bellunese nel suo aspetto più essenziale e genuino. La polenta tradizionale viene a lungo mescolata e cotta nel paiolo fino a raggiungere una consistenza intensa, per poi essere divisa a fette con il filo sul tagliere.

È un cibo che accompagna le preparazioni di carne come il pollo, il coniglio, il vitello in umido oppure ogni tipo di cacciagione allo spiedo o in pentola. Perfetto companatico di piatti a base di funghi, baccalàformaggi freschii (ricotta, schiz, tosella…) o stagionati come il Piave DOPsalumi o insaccati, la polenta viene proposta nel Bellunese insieme al tipico pastìn, alle lumache o alle trote in umido.

 

FORMAGGI

Tra i prodotti tipici del territorio bellunese è da annoverare il formaggio, ottenuto per la maggiore da latte intero o scremato. Le tipologie di formaggio prodotte in tutto il territorio della provincia di Belluno si differenziano per i trattamenti a cui viene sottoposto inizialmente il latte, per la lavorazione e la stagionatura: a seconda di come viene trattato, il formaggio può essere fresco, a stagionatura media o lenta. Famoso in tutto il mondo è il Formaggio Piave DOP, a cui fanno seguito lo schiz, la tosella, i formaggio biologici del Cansiglio, o il Morlacco del Grappa, Presidio Slow Food.

Non mancano poi i formaggi biologici del Cansiglio, nei quali viene utilizzato il latte di mucche che si nutrono di foraggio fresco.

 

 

Borca di Cadore ed il villaggio ENI

Ero piccola, molto piccola quando per la prima volta ho visto la neve.

Con la famiglia ho passato le vacanze di Natale  nel villaggio Eni  di Borca di Cadore, costruito inizialmente per i suoi  dipendenti  e familiari; villaggio poco distante dalla più famosa Cortina d’Ampezzo. 

Borca di Cadore. Uno dei progetti architettonici più visionari del ‘900

Alla metà degli anni Cinquanta, Enrico Mattei presidente dell’Eni, decide di costruire un villaggio turistico sulle Dolomiti, riservato ai collaboratori del Gruppo e alle loro famiglie.
E’ il 1954 quando l’architetto Edoardo Gellner, al quale Mattei affida l’incarico del progetto, individua, nel versante a sud del Monte Antelao, il giusto sito per la costruzione del villaggio vacanze. L’ideazione del villaggio è un’operazione che, agli occhi del lungimirante imprenditore, ha soprattutto una valenza sociale.
Inoltre il villaggio dovrà essere un punto d’incontro tra la Società e il resto del mondo: un luogo di rappresentanza che esprima le idee di progresso e di modernità, proprie di Eni, in quel periodo.

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La Colonia

Per comprendere le dimensioni e l’importanza del villaggio è sufficiente far parlare i numeri che lo contraddistinguono: in un comprensorio di circa 150 ettari sono perfettamente inserite nell’ambiente naturale 263 villette unifamiliari, una chiesa, un albergo con oltre 140 posti letto, un residenceuna colonia per 600 bambini, un campeggio per 200 ragazzi e luoghi di ritrovo.

La colonia

La Chiesa occupa una posizione di rilievo nel progetto del villaggio (foto sotto). È posta su un’altura al culmine di un percorso a rampe coperte con scalini in legno e granito. La Chiesa di Nostra Signora del Cadore si distingue per la sua verticalità, accentuata dalla forma a triangolo equilatero e da un campanile che, con l’alta guglia in acciaio, dona leggerezza ed equilibrio all’intera composizione diventando un segno evidente nel paesaggio.. Il luogo più importante del complesso religioso è rappresentato dal sagrato, da dove, prima che il bosco si fondesse con gli edifici, era possibile vedere l’intero villaggio. Il sagrato è pavimentato ceppi di legno annegati nel cemento: la continua assonanza e contrapposizione fra materiali naturali e artificiali sono la caratteristica predominante del progetto.

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All’apparenza sembrano tutte uguali tra di loro, le oltre 260 Villette costruite del Villaggio (foto sotto), invece ciascuna differisce dalle altre per qualche dettaglio e per il modo in cui è inserita nell’ambiente che la circonda. Erano state pensate per il soggiorno dei dipendenti con famiglia e prole, la loro assegnazione era effettuata tramite sorteggio, ed i turni di soggiorno avevano una durata di 20 giorni. In questo modo, non era improbabile, che un semplice usciere potesse trascorrere il proprio periodo di ferie accanto a un dirigente, o un operaio vicino ad un responsabile.

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Le villette sono sparse nel bosco, nessuna prevale sulle altre, devono garantire nello stesso tempo la privacy della vita familiare e la possibilità di vivere dei momenti di aggregazione. I materiali utilizzati e i sistemi costruttivi sono gli stessi del resto del villaggio, anche in questo caso, come per la colonia, Gellner studia gli arredi interni ricreando degli ambienti caldi e familiari.

Gli ospiti si alternavano in turni di soggiorno della durata di 14 giorni.

La facciata principale dell’edificio è caratterizzata dalla presenza di plinti in cemento, e colonnine in legno. Ogni dettaglio è studiato con cura: le camere sono essenziali ed eleganti, ciascuna ha una panca di appoggio in teak che diventa gradino di accesso al terrazzo esterno che si trova su un piano differente rispetto alla camera. In questo modo ogni stanza riceve un’illuminazione migliore. Nella hall di ingresso trova spazio il genio ingegneristico di Gellner con l’uso della grande trave lignea.

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Infine, il comitato organizzativo dei prossimi campionati del mondo di sci di Cortina d’Ampezzo del 2021, ed il comitato che ha candidato Cortina d’Ampezzo, insieme a Milano e Torino, ad ospitare le Olimpiadi invernali del 2026, guardano con interesse alla Colonia realizzata da Gellner, come possibile sede del Villaggio degli Atleti che, a questi eventi, prenderanno parte.

 

 

GIAMAICA

La tappa in Giamaica è stata a dir poco entusiasmante e aggiungerei anche avventurosa.

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Si ascolta il reggae, si beve rum e si danza all’insegna del benessere psico-fisico..

Situato nella parte nord della Giamaica, il porto Ocho Rios (che in spagnolo significa “otto fiumi”) è un punto di passaggio obbligato per i croceristi. Le sue acque cristalline e la vegetazione lussureggiante che circondano la baia sono un invito alla scoperta di questo luogo paradisiaco.

Nella terra del rum, del reggae e della libertà, bisogna lasciarsi coinvolgere dal ritmo disinvolto di questa verde e curatissima città. Ed io , sebbene piccola, mi sono lasciata andare quanto bastava !

A Ocho Rios si può imparare a fare immersioni subacquee o risalire le celebri cascate del fiume Dunn. Il mare dei Caraibi ti si offre in tutta la sua bellezza.

Proprio da non perdere:

  • Le cascate di Dunn’s River’s
  • Kayak sul fiume Rio Bueno
  • Escursione fino alle caverne della grotta verde

CASCATE DEL FIUME DUNN E SEGWAY ESTATE TOUR ALLA PROSPECT  PLANTATION

 

 Un tour intenso tra avventura e storia per vivere un’esperienza emozionante scalando prima le cascate del fiume Dunn e poi visitando, a bordo del segway, una piantagione del XVIII secolo per ripercorrere così gli eventi che hanno contraddistinto il passato della Giamaica.

 

 

Cosa abbiamo visto e fatto 

Risultati immagini per giamaica CASCATE DEL FIUME DUNN E SEGWAYImmagine correlata

  • Cascate del fiume Dunn e Mar dei Caraibi
  • « Prospect Plantation »: piantagione, giardino, edificio principale, Farmer Joe, cappella sconsacrata Cammelli del Camel Park

IL GUSTO DEL TERRITORIO

Granita siciliana: La migliore di Trapani

La prima cosa che mi è stata detta al mio arrivo è stata: “dovete provare la miglior granita siciliana della città!”.

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La granita siciliana non ha niente a che fare con la tipica granita da spiaggia realizzata con ghiaccio e sciroppo. In Sicilia la granita è piuttosto un rito giornaliero per tutti e questo magnifico dessert è una crema semi-fredda densa e gustosa che viene accompagnata molto spesso con le brioches, soprattutto per colazione.
La più gettonata è quella alle mandorle, ma molto richieste anche quelle al gelso e al caffé.

 

Efeso e la casa di Maria Vergine

EFESO E LA CASA DI MARIA  VERGINE

Ho visitato il sito archeologico di Efeso in Turchia assieme a papà e fratello, proveniente dalla Grecia.

Ricordo il viaggio in macchina che ci conduceva al sito e l’autista di una certa età, che a gesti e parole quasi incomprensibili, in quanto non conosceva neanche l’inglese, ci descriveva i luoghi d’interesse  che stavamo vedendo.

Guardate che meraviglie !visitando-ruinas-efeso

L’ escursione  in particolare  si è svolta naturalmente sulla zona degli scavi :

Efeso era la capitale romana dell’Asia e tra la città più importanti dell’antichità.

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Abbiamo anche ammirato ed apprezzato la Biblioteca di Celso, voluta in onore di Gaio Giulio Celso Polemeno, illustre personaggio che ricoprì tutte quante le cariche previste dal cursus honorum romano, il Gran Teatro, la Strada del Marmo. Dopo la visita all’antica città di Efeso, ci siamo diretti verso La Casa di Maria.

The House of the Virgin Mary (Meryemana), believed to be the las

La Casa di Maria è la dimora dove venne portata da San Giovanni dopo la dipartita terrena di Gesù. Molto piccola, dato il numero continuo di pellegrini si entra, si dice una preghiera e si esce immediatamente.

Accanto vi è un muro ove i pellegrini appendono bigliettini dove trascrivono speranze e/o desideri.

Anche noi l’abbiamo fatto !

Il posto, per chi crede , si estranea dall’escursione, ed è pieno di fascino e di atmosfera.

La nostra ultima tappa è stata il Tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Foto

 

 

 

 

KEY WEST : L’ ISOLA DEGLI ARTISTI

Guardare uno splendido tramonto mentre ci si gode il pranzo a base di frutti di mare scegliendo il menu tra 250 ristoranti. Se servisse una immagine, una sola, per raccontare Key West, la estrema punta sud della Florida potrebbe essere proprio questa.  Si, perché questa città-isola, piccola per dimensioni, ma grande per storia e attrazioni è una specie di calamita per chi ama il mare e un tipo di mondanità vivace ma senza eccessi modaioli. Key West, sulla punta delle Florida Keys è il terminale della celebre US Highway 1 la strada che parte dal confine con il Canada e dopo 3846 km arriva appunto alla punta estrema della Florida. Dopo un viaggio tra isole e ponti e viadotti degno di un film di 007. E non a caso qui infatti è stata ambientata una pellicola di James BondMa non pensate ad un luogo pericoloso, buono per spie e ceffi armati.

La lista di cosa vedere a Key West prevede un quartiere storico con un piacevole stile caraibico, strade tranquille fiancheggiate da palme, piante tropicali fiorite e case coloniali in legno dipinte in colori pastello.

 

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Se ci aggiungete una vivace comunità gay, il fatto di essere una specie di porta dei Caraibi sospesa tra l’Oceano Atlantico e il Golfo del Messico e a due passi da Cuba capirete perché sia diventato un luogo abbastanza mitico, amato dagli scrittori e dai vip come Ernest Hemingway, Tennessee Williams e Harry Truman. E da molti meno celebri ma in cerca di un buon ritiro.

La casa di Hemingway…ed i suoi gatti

La casa di Hemingway invece si trova al 907 di Whitehead e si perde tra la vegetazione che da queste parti tende ad essere più che rigogliosa. Lo scrittore, che è stato uno dei primi scrittori importanti a vivere a Key West, ha acquistato questa casa coloniale spagnola del 1851 e ci ha abitato dal 1931 fino al 1940. Intorno resiste il grande giardino tropicale e la piscina di acqua salata che secondo Hemingway gli è costata una fortuna.

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E non a caso nel cemento si vede ancora il suo “ultimo penny” che ha lasciato come monito. La casa per l’epoca era molto moderna con un bagno con acqua corrente al primo piano e una ricca biblioteca. Qui lo scrittore ha composto alcuni celebri romanzi ma la sua eredità è anche di altro tipo. Intorno alla casa abitano ancora i gatti che sono i discendenti di quelli amati e coccolati da Hemingway. La casa si può visitare con delle escursioni guidate.

Ma non solo letteratura: nella lista di cosa vedere a Key West c’è spazio anche per la politica. Tra gli abitanti celebri dell’isola possiamo ricordare anche il presidente americano Harry Truman che aveva qui la sua abitazione per la stagione fredda battezzata The Little White House (la stessa casa dopo la morte di Truman è stata abitata anche da altri presidenti da Eisenhower a Clinton) per incontri più o meno ufficiali e periodo di relax. E ancora oggi è patrimonio statale.

Cosa vedere a Key West: mare, farfalle e tartarughe

Case, storia, ricordi. Ma il vero aspetto unico delle Keys è nella sua natura e quindi da non perdere è una passeggiata sulle rive del mare. Una delle icone dell’isola è il faro che non si può non notare: è candido ed è alto 22 metri. E qui i palazzi non sono certo grattacieli. Dentro il faro ospita un piccolo museo ma l’ occasione imperdibile è con il panorama che si gode in cima: dopo una ottantina di gradini si arriva in cima e ci si può riempire gli occhi con quello che sta intorno.

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Tra le cose ancora da vedere da una parte c’è il centro di conservazione della natura e delle farfalle: si tratta di uno spazio dove camminare nel verde tra farfalle uniche per colori e forme. Ed il bello è che siamo noi ad andare a visitarle e non viceversa prima di andare a fare una altra foto classica: è quella che si scatta al Southernmost Point Buoy, all’estremità sud di Duval Street dove si trova un palo in calcestruzzo costruito negli anni ’80 e che indica il punto più a sud degli Stati Uniti. Cuba da qui è lontana solo poco più di 140 km e in mezzo c’è solo mare. Intorno invece avrete musicisti di strada, venditori di souvenir e altri figuri più o meno stravaganti. Ma su un confine ideale come questo, sospeso tra due mondi,  ci possono stare.

 

 

e ora una foto ricordo per voi.. verso le isole Cayman

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